Occhio al personaggio: Rijat Shala

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Uno svizzero di origine kosovaro-albanese approda a Salerno nella stagione 2004-2005: stiamo parlando del centrocampista classe 83 Rijat Shala.
Rijat nasce nella ex Repubblica di Jugoslavia, nella provincia a maggioranza albanese del Kosovo ma cresce calcisticamente in Svizzera e precisamente a Lugano, dove vi resterà per tre stagioni.
Dal 2003 al 2004 il centrocampista approda al Grasshoppers, dove resta un sola stagione prima di approdare a Salerno, dove giocherà con la maglia granata per due stagioni prima in B e poi in C1.
Nonostante la dinamicità e la duttilità dimostrata in campo, Rijat si ritroverà in uno dei periodi peggiori della storia granata, infatti nella stagione 2004-2005 di B, con un campionato strano e due avvicendamenti in panchina, con Ammazzalorso prima e Gregucci dopo, la Salernitana, nonostante 11 risultati utili consecutivi, si ritroverà al termine della stagione gravemente indebitata e il 9 luglio la CO.VI.SOC esclude i granata dai campionati professionistici, sentenza che viene confermata dalla CO.A.VI.SOC e ratificata il 15 luglio dal Consiglio Federale.
Nonostante il ricorso alla Camera di Conciliazione e Arbitrato Coni, che verrà respinto , Aliberti punta dritto al TAR, senza ottenere però risultato.
La Salernitana di Shala si ritroverà dunque con la nuova denominazione di Salernitana Calcio 1919, nata a Pontecagnano l’11 agosto 2005 sotto la guida della presidenza di Antonio Lombardi, a ripartire dalla C1 grazie al Lodo Petrucci.

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Quella Salernitana raggiungerà la finale playoff persa con il Genoa, che fece anche sfumare l’immediato ritorno in B.
Shala collezionerà con la maglia granata 55 presenze con due reti, poi andrà a Foggia, Cagliari, Taranto, Novara prima di ritornare in Svizzera a Lugano.
Agrodolci sono i ricordi che accomunano Shala a Salerno, basti ricordare l’episodio in campionato quando il calciatore militava proprio tra le fila del Foggia Calcio. All’Arechi infatti, durante un Salernitana – Foggia, il calciatore fu coinvolto in una rissa in mezzo al campo, complice anche il rapporto non idilliaco che aveva avuto con il suo ex trainer Cuoghi e per questo costretto a trasferirsi. Tuttavia il calciatore, ancora oggi ha un ricordo bellissimo della curva Siberiano, queste le sue parole di qualche anno fa.
L’Arechi non si discute, si ama e basta! Auguro ad ogni giocatore di giocare per una tifoseria di questo tipo, perché non ci sono parole per descriverlo, bisogna scendere in campo e allora capisci veramente le emozioni che ti trasmette“.

 

Giovanni Sorgente

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