#Minalaalnovantasei: storia di un derby pazzesco

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Qualcuno l’ha definita “una partita come tutte le altre”, snobbando il valore anche campanilistico della sfida tra due città tanto vicine quanto lontane anni luce per stile di vita, mentalità ed abitudini.

Avellino-Salernitana non è solo una partita di calcio, ma un confronto tra due popoli che fieramente difendono i propri colori, le proprie origini e la propria storia. La gara di ieri entra di diritto nella storia dei confronti tra le due squadre, è la prima vittoria esterna in un derby disputato in cadetteria, e mai nella storia era accaduto di assistere ad una vittoria esterna in rimonta. La Salernitana di Bollini ha scritto quindi con inchiostro indelebile una bellissima pagina di storia, senza dubbio alcuno. Merito di una squadra che non muore davvero mai, anche se non bisogna dimenticare i soliti errori difensivi sui calci piazzati. I granata sono una squadra che ha un cuore enorme, composta da uomini prima che calciatori. La tifoseria può essere orgogliosa, non tanto per i risultati, ma per l’attaccamento ed il cuore che i giocatori mettono in campo. Tornando al derby di ieri, i granata hanno avuto la forza di ribaltare una gara che si era messa malissimo dopo il doppio vantaggio dei padroni di casa. Alberto Bollini, al momento del 2-0 avellinese a tutti gli effetti disoccupato, ha avuto la lucidità di dare la scossa ai suoi con due cambi azzeccatissimi: Ricci e Rosina. Va dato merito all’allenatore di essere il primo a non mollare mai, caratteristica che ha trasmesso anche ad ogni suo singolo calciatore.

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La bellezza di vincere un derby in questa maniera può racchiudersi anche nelle singole esultanze di chi ha avuto la fortuna di entrare in un tabellino marcatori storico: Rodriguez, autore del gol del 2-1, ha esultato con rabbia incitando i tifosi ad alzare il volume, a crederci. Rodriguez, a Salerno da un mese, è stato capace di caricare la gara in un momento delicato, con una rabbia ed una “cazzimma” che potresti aspettarti da un salernitano che di derby ne ha giocati tanti. L’esultanza di Sprocati, per il 2-2, ha richiamato quella di Rodriguez. Mani al cielo, segnali alla curva ospite ed esultanza rabbiosa. L’esultanza rabbiosa di chi è consapevole di aver recuperato una gara delicata, che non si accontenta del pari ma quella gara vuole vincerla, anche e soprattutto per coloro che insieme a lui stanno esultando per averla pareggiata, in maniera quasi insperata.

E poi Minala. Beh, che dire. Rabbia, emozione, felicità. La consapevolezza di aver deciso un derby pazzesco, la corsa sotto la curva e l’esultanza insieme alla sua gente. Negli occhi di Minala si è vista la voglia di riscatto di un ragazzino di 20 anni che il 14 Marzo 2004, in curva ospite al Partenio insieme ad una marea granata di fratelli su di giri per il vantaggio, ha subito una delle delusioni più amare: perdere un derby già vinto, contro una squadra morta, subendo due gol nel recupero. Ecco, tutto cancellato grazie a quel ragazzone che al minuto novantasei ha accarezzato dolcemente il pallone con il suo interno destro, pallone che ancor più dolcemente ha baciato il palo e si è insaccato alle spalle di Radu. Tu chiamale, se vuoi, emozioni.

In ultimo, una sottolineatura dovuta va a Raffaele Biancolino, protagonista di scene che in un campo di calcio c’entrano poco o nulla. Si dice che il famigerato passaggio da “ragazzino” a “uomo” avvenga a cavallo dei 20 anni. E’ difficile quindi pretendere che si possa diventare magicamente uomini a 40 anni suonati, e Biancolino non fa eccezione a questa regola. Il “pitone” farebbe bene quindi a strisciare lontano dai campi di calcio definitivamente e mettere la testa sotto terra, come fanno gli struzzi.

 

Ludovico Santoro

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